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Cannabis, sperimentazioni anche in Italia
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MessaggioInviato: Mar Feb 14, 2006 11:14 am    Oggetto:  Cannabis, sperimentazioni anche in Italia
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I derivati di cannabis possono avere un utilizzo terapeutico.
In Italia per il momento la legge non permette di sfruttare le potenzialità curative del suo principio attivo, il tetraidrocannabinolo (THC).
Invece in numerosi paesi (Germania, Gran Bretagna, Olanda, Belgio, Svizzera, Canada, USA, Israele e Sud Africa) questo viene accettato come indicazione per la cura di nausea e vomito in chemioterapia e per la stimolazione della fame nei malati di Aids.

Ma le possibili applicazioni in corso di studio sono molte di più: dalla sclerosi multipla alla terapia del dolore, dai traumi cerebrali alla sindrome di Tourette, dalle allergie all’asma bronchiale, fino ad arrivare a epilessia, tetraplegia e depressione.

Il nostro paese purtroppo su questo terreno è molto indietro rispetto agli USA e alla gran parte dei paesi europei, ma qualcosa comincia a muoversi.

Nell’ambito di un progetto autorizzato dal Ministero della Salute in accordo con la normativa comunitaria in materia (Reg CE 327/2002), L’Istituto Tecnico Agrario J.F. Kennedy di Monselice (Padova) ha dato il via alla coltivazione sperimentale di cannabis sativa a basso contenuto di THC, al fine di agevolare, promuovere e sostenere la ricerca scientifica sulla cannabis a scopi terapeutici.

L'assessore regionale del Veneto alla sanità, Fabio Gava, non è contrario. «Ritengo che uno dei compiti principali che ha l'assistenza», ha dichiarato, «sia quello non solo di curare la malattia, ma anche di togliere il dolore quando questa non è più curabile. Anche con queste metodiche, se hanno una comprovata efficacia».
Gava ha poi aggiunto: «con una delibera assunta dalla Giunta veneta l'anno scorso, abbiamo cercato di migliorare l'assistenza ai malati terminali con l’obiettivo di andare sempre più verso un ospedale senza dolore, ma non c’è una connessione vera e propria tra quella delibera e questo progetto».

Si tratta più che altro di una ricerca di natura specifica, con un finanziamento statale, che prevede di studiare la migliore ottimizzazione per la coltivazione della cannabis ai fini industriali, farmaceutici o erboristici, in modo da poterla poi utilizzare nel campo dell'antidolorifico.
Il fine ultimo, al di là di qualsiasi polemica, è lo sviluppo di conoscenze miranti a recare sollievo a pazienti affetti da gravi patologie

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MessaggioInviato: Mar Feb 14, 2006 11:14 am    Oggetto: Adv






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MessaggioInviato: Dom Giu 11, 2006 3:09 pm    Oggetto:  
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In Piemonte l'uso terapeutico della cannabis scompone i poli. An dice sì poi ci ripensa, Margherita contraria.

TORINO - Un passo avanti e due indietro. Si potrebbe riassumere così la vicenda della mozione presentata in consiglio provinciale dai consiglieri dell'Unione sull'utilizzo dei derivati della cannabis per uso terapeutico. Il passo avanti è rappresentato evidentemente dalla presentazione della mozione stessa. I passi indietro da quello che è successo in consiglio. A cominciare da un imbarazzato ritiro della firma da parte del consigliere della Margherita Piergiorgio Bertone. Per finire con le capriole di An, che da una parte sostiene l'utilizzo della cannabis per scopi terapeutici con autorevoli esponenti e dall'altra però giustifica e difende la legge Fini-Giovanardi che prevede l'arresto per chi fa uso di cannabis.
A suscitare questa girandola di posizioni, affermazioni e smentite è il testo della mozione. Che chiedeva ai presidenti di giunta e consiglio di farsi parte attiva «nei confronti della regione Piemonte, sulla falsariga del disegno di legge che in regione Lazio si sta elaborando, per la formulazione di una legge a favore dell'autocoltivazione della cannabis a scopo terapeutico per tutti i malati affetti da patologie come sclerosi multipla, morbo di Parkinson, epilessia e tutte le certificate malattie dove sia stato rilevato il beneficio nell'utilizzo della cannabis terapeutica». L'imbarazzo della Margherita e il pronto ritiro del sostegno alla mozione da parte di An è dovuto alla frase «formulazione di una legge a favore dell'autocoltivazione della cannabis a scopo terapeutico». Per la capogruppo di An in consiglio provinciale, Barbara Bonino, «bisogna parlare delle cose in modo aperto. Se parliamo di cannabis da utilizzare per uso terapeutico allora noi siamo d'accordo, ma la somministrazione di queste sostanze deve essere controllata. Se invece - aggiunge - cerchiamo di far passare la liberalizzazione della cannabis usando stratagemmi poco seri, noi diciamo no. Noi siamo contrari alla liberalizzazione degli stupefacenti».
La Bonino conferma dunque la linea di An, che ha promosso la legge sulle droghe e non vede contraddizioni nel sostenerla. Ma, estremizzando, perché un malato può tenersi in camera scatole di paracetamolo (magari correndo il rischio di intossicarsi prendendo troppe pastiglie) senza problemi e un altro non può tenersi una piantina di canapa indiana, ché rischia la galera? «L'uso della cannabis - risponde Bonino - deve essere effettuato sotto stretto controllo medico, come la morfina. Perché ci sono rischi e conseguenze per la salute. Autorizzare il paziente a coltivarla a casa sua non ha senso, primo perché non è facile coltivare le erbe che servono a lenire il dolore, e poi perché se si stabilisce che la cannabis e i suoi derivati sono utilizzabili a scopo terapeutico, allora devono essere forniti in ospedale e senza oneri per il paziente».
Che An sia in ambasce sulla questione è dimostrato anche dal fatto che il responsabile della sperimentazione della cannabis per uso terapeutico (di recente sospesa dal comitato etico) all'ospedale Molinette di Torino è il professor Antonio Mussa, ex eurodeputato di An e responsabile del settore ricerca del partito di Fini. E proprio il professor Mussa ha spiegato di recente in un'intervista a Fuoriluogo che «bisogna abbattere il tabù della terapia a base di cannabis, così come il ministro Veronesi riuscì a sdoganare la morfina». Un tabù che evidentemente resiste dentro An e non solo, se è vero che il consigliere della Margherita Bertone ha in fretta e furia ritirato la sua firma in calce alla mozione dicendo che non aveva capito che si parlava di concedere ai pazienti la possibilità di coltivarsi la cannabis in casa.
Intanto in regione la mozione provinciale è stata recepita da Rifondazione e Comunisti italiani. «Stiamo approntando un disegno di legge che depositeremo nei prossimi giorni - spiega Vincenzo Chieppa del Pdci - finalizzato a rendere accessibili le caratteristiche terapeutiche della cannabis a tutti coloro che possono trarne beneficio sul piano sanitario». Chieppa e Juri Bossutto del Prc ringraziano i consiglieri firmatari dell'ordine del giorno per «aver sollevato un tema che sta a cuore a moltissimi cittadini piemontesi che colpiti da quelle patologie potrebbero trarre un beneficio dall'assunzione medicalmente controllata di cannabis terapeutica».

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MessaggioInviato: Mer Giu 14, 2006 3:36 pm    Oggetto:  
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L’AQUILA. La proposta di legge firmata dal gruppo di Rifondazione comunista sarà discussa questa mattina nel consiglio regionale. Si tratta di favorire l’utilizzo di un particolare farmaco a base di cannabis: il Bedrocan.




Rifondazione Comunista, come già avvenuto recentemente nella Regione Lazio, ha presentato anche in Abruzzo una proposta di risoluzione per favorire l’utilizzazione del farmaco “Bedrocan”per la terapia del dolore di alcune malattie.
La risoluzione verrà discussa in Consiglio regionale proprio nella seduta di oggi, 13 giugno 2006.
«Negli ultimi decenni», spiega il presidente del gruppo consiliare alla Regione Daniela Santroni, «un numero sempre maggiore di ricercatori ha riscontrato notevoli proprietà terapeutiche nella cannabis. In particolare è noto ormai che la canapa si rivela utile nel contrastare gli effetti collaterali delle terapie farmacologiche prescritte per i malati di cancro e di aids nonché si dimostra efficace nel trattamento di patologie quali la sclerosi multipla, il morbo di parkinson e l’epilessia. Per svariati motivi di natura ideologica, politica ed economica», aggiunge la consigliera, «la canapa è stata bandita dalla farmacopea mondiale ufficiale e resa illegale praticamente in tutti gli Stati del mondo (spesso accomunata alle droghe cosiddette ’pesanti’), causando notevoli ritardi nella ricerca scientifica. Così, mentre è già previsto l’utilizzo di sostanze quali gli oppiacei (in particolare la morfina) per la terapia del dolore, ancora oggi in Italia nessun farmaco a base di cannabinoidi è registrato, né esiste alcun produttore autorizzato».
Così succede che chi ne ha bisogno è costretto ad avviare la procedura di importazione che, sebbene formalmente molto semplice, concretamente si rivela un burocratico calvario che si aggiunge a quello della malattia.
La registrazione in Italia di questi farmaci, come il Bedrocan olandese, permetterebbe a questi malati bisognosi di cure di non vedere calpestato il proprio diritto alla salute.
«Intendo in ogni caso distinguere il dibattito sull’antiproibizionismo - oltretutto materia di scarsa competenza regionale - da quello sull’uso terapeutico delle sostanze», ha concluso Santroni, «credo che oggi nessuno possa collegare l’uso della morfina in medicina con il numero di tossicodipendenze senza suscitare l’ilarità generale. Per questo ritengo che anche la discussione sul Bedrocan debba essere affrontata con il necessario senso di responsabilità, senza strumentalizzazioni politiche: parliamo del diritto di ognuno di alleviare il dolore derivante da gravi malattie. Sull’antiproibizionismo avremo modo di confrontarci in futuro anche con il consigliere Castiglione, in un dibattito generale e nazionale».

L’annuncio era stato bollato già qualche girono fa da An.
«Mi auguro che l’iniziativa della collega Santroni non rappresenti un primo timido passo verso la legalizzazione delle droghe leggere – aveva detto Alfredo Castiglione - perché se così fosse troverebbe in An un’opposizione intransigente. Al riguardo sono già allarmanti i dati emersi dal recente ‘Rapporto sul fenomeno di uso ed abuso di sostanze stupefacenti nella Regione Abruzzo’, che ha fatto parlare l’assessore Mazzocca di una preoccupante ‘cultura dell’eccesso’ nella nostra regione. Basti dire che, in Abruzzo, sono oltre 100.000 le persone che negli ultimi dodici mesi hanno fatto uso di cannabis, rispetto alle 35.000 che assumono cocaina e ai 15.000 che prendono eroina. Un dato preoccupante», ha aggiunto Castiglione, «che supera anche i dati nazionali, riguarda la curva di incidenza per il ‘primo uso’ di oppiacei, segnala un pericolosissimo avvicinamento dei giovani a questa droga, presentata spesso come un gioco tra ragazzi quando invece si tratta dell’anticamera di problemi ben più seri. L’eccesso di cannabis, inoltre, finisce per diventare anche un problema di sicurezza: in particolare a Pescara e provincia si è registrato un preoccupante incremento nell’uso personale di stupefacenti: da 362 segnalazioni in prefettura nel 2004 si è passati a 413, di cui ben 196 si riferiscono proprio a detenzioni per uso di hascih e marijuna. Particolare cautela occorre anche nell’utilizzo ad un indiscriminato uso terapeutico di queste sostanze, altrimenti si corre il rischio di un aggiramento della legge Fini, con migliaia di tossicodipendenti o aspiranti tali che si improvvisano malati immaginari per acquistare legalmente la droga a scopi meramente ludici».
Secondo il consigliere di An gli «studi disponibili rivelano una scarsa efficacia dei cannabinoidi nel trattamento di alcune forme di dolore, quali il dolore tumore-correlato o il dolore post-chirurgico e pertanto ne viene sconsigliato l´uso in questi casi, mentre nel trattamento del dolore di origine neuropatica e in quello legato a fenomeni di spasticità muscolare (sclerosi multipla, lesioni midollari, etc) si attendono i risultati di numerosi studi in corso».

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MessaggioInviato: Ven Giu 30, 2006 10:15 pm    Oggetto:  
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Con 15 voti a favore e 14 contrari, il Consiglio Regionale del Lazio ha approvato oggi una mozione con la quale si impegna la Giunta “a promuovere una forte azione istituzionale nei confronti del Ministero della Salute diretta ad agevolare le procedure di importazione del farmaco ‘Bedrocan’ e la relativa distribuzione presso le strutture sanitarie, al fine di favorirne l’utilizzo continuato in alcune terapie (per la cura di malattie come il cancro, l’Aids, la sclerosi multipla, il morbo di Parkinson, il glaucoma, l’epilessia) da parte dei pazienti che ne presentino richiesta e dietro presentazione della prescritta ricetta medica, nonché dirette a favorire l’approvvigionamento presso le farmacie territoriali dello stesso farmaco”.

La mozione indica anche la necessità di “promuovere una forte azione di indirizzo presso i medici di base, le Asl e tutte le altre strutture competenti attraverso moduli di formazione, direttive e/o circolari esplicative per favorire la corretta e celere applicazione della normativa vigente riguardante l’utilizzo della specialità farmaceutica ‘Bedrocan’ per le gravi patologie citate”. Inoltre, la mozione impegna la Giunta a invitare il Ministero a predisporre un bollettario per l’acquisto cumulativo di ‘Bedrocan’ da parte delle strutture sanitarie e a sostenere una disciplina legislativa in corso di definizione per la sperimentazione ad uso terapeutico della ‘cannabis indica’, e a promuovere la raccolta di casi clinici e di evidenze scientifiche sull’uso medico della canapa”.
Nelle premesse della mozione si fa riferimento alla legge nazionale 12 del febbraio 2001 sull’impiego dei farmaci analgesici oppiacei nella terapia del dolore e si specifica che il ‘Bedrocan’ risulta essere un farmaco di origine completamente naturale, con certificazione biologica del Ministero della Salute olandese, che può essere assunto con diverse modalità e che è meno invasivo di altri farmaci sintetici contenenti lo stesso principio attivo. In altre parole, si tratta di un impiego finalizzato a terapie del dolore in pazienti ‘critici’, una rappresentanza dei quali era presente oggi nell’Aula del Consiglio Regionale del Lazio. L’approvazione della mozione, di cui è prima firmataria Anna Pizzo (Prc), consigliera segretaria dell’Ufficio di Presidenza dell’Assemblea, è stata salutata da un applauso da parte dei pazienti e dei loro familiari. Il voto sulla mozione è stato preceduto da un dibattito nel quale si sono espresse posizioni articolate: nella maggioranza, non favorevoli alla mozione Margherita e Udeur; nell’opposizione tutti contrari. A determinare il 15 a 14 è stato il voto di Luigi Canali della Lista Marrazzo. Gli altri firmatari della mozione sono Giuseppe Celli (Sdi), Alessio D’Amato (Ambiente e Lavoro), Giuseppe Mariani (Ambiente e Lavoro), Enrico Fontana (Verdi), Maria Antonietta Grosso (Pdci), Antonio Zanon (Margherita), Ivano Peduzzi (Prc), Enzo Foschi (Ds), Annamaria Massimi (Ds), Enrico Luciani (Prc), Luisa Laurelli (Ds).

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MessaggioInviato: Ven Lug 28, 2006 11:11 pm    Oggetto:  
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Gli estratti della cannabis potrebbero avere effetti piu' negativi che benefici. A causa dell'imprevedibile risposta del corpo la sostanza, infatti, potrebbe rivelarsi dannosa.
Una ricerca della Federation of European Neuroscience Societies rivela che alti livelli (nel corpo) di cannabinoidi potrebbero aggravare i sintomi dell'epilessia e dell'Alzheimer.
Alcuni componenti della cannabis interferiscono con i naturali meccanismi del sistema nervoso, del cervello e del sistema immunitario. I sistemi di comunicazioni (del corpo umano) producono dei propri cannabinoidi, che "giocano un ruolo" nella sclerosi multipla, epilessia, Alzheimer, schizofrenia, e nel morbo di Parkinson. Della cannabis extra, fumata o da medicine, puo' avere un impatto nel corpo del soggetto.
Nella conferenza stampa Vincenzo Di Marzo, del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), ha rivelato i risultati della ricerca: "Nelle cavie sono stati trovati alti livelli di un cannabinoide naturale, l'anandamide, il quale le proteggeva dalla perdita della memoria e dalla degenerazione nervosa, ma se questi livelli erano aumentati, il cannabinoide diventava inefficace o addirittura dannoso".
Beat Lutz, dell'universita' tedesca di Mainz, ha scoperto un altro paradosso nell'epilessia delle cavie. Il medesimo cannabinoide e' prodotto dal corpo sia durante un attacco di epilessia che per produrre gli effetti calmanti. Aumentandone i livelli gli attacchi diventano anche peggiori. "Ci sono recettori per la cannabis su due tipi di popolazione neuronale su cui la sostanza puo' agire. In un gruppo, l'esposizione ai cannabinodi aumenta l'attivita', mentre nell'altro la inibisce. Quale dei due gruppi e' colpito, l'effetto prodotto e' differente" ha concluso.

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MessaggioInviato: Mar Ago 01, 2006 9:28 pm    Oggetto:  
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La approvazione, a conclusione della passata legislatura, della cosiddetta legge Giovanardi ha fatto sì che "la Cannabis indica, i prodotti da essa ottenuti, i tetraidrocannabinoli, i loro analoghi naturali, le sostanze ottenute per sintesi o semisintesi che siano ad essi riconducibili per struttura chimica o per effetto farmaco-tossicologico" siano state definite come sostanze che "non trovano nessun impiego terapeutico" (Tabella I). Tale dissennata scelta politica risulta in totale contraddizione con la crescente mole di evidenze scientifiche che hanno dimostrato l'efficacia di queste sostanze in una vasta gamma di patologie acute e croniche spesso resistenti alle terapie convenzionali (tra cui nausea e vomito dei pazienti in chemioterapia, anoressia nei malati di AIDS, dolore e in particolare dolore neuropatico, spasticità da lesioni del midollo spinale o sclerosi multipla, sindrome di Tourette) o che hanno fornito indicazioni preliminari sulle loro potenzialità terapeutiche in altre patologie (ansia, insonnia, depressione, epilessia, malattia di Crohn, artrite reumatoide, neoplasie, glaucoma, e altre.)
Tale contraddizione appare ancora più stridente ove si considerino i numerosi pazienti italiani che già utilizzano questi farmaci, anche se con estrema difficoltà di approvvigionamento, ricavandone talora notevoli benefici. Per tutelare i diritti di tali pazienti un gruppo di un centinaio di operatori della salute e della ricerca scientifica ha indirizzato un appello al Ministro della Salute on. Livia Turco in cui si chiede:
- un'immediata iniziativa per inserire la cannabis e i suoi derivati - al pari degli oppioidi - nella tabella II;
- un impegno a garantire nuovamente le importazioni dei derivati della cannabis attualmente in commercio all'estero (Nabilone, Marinol, Sativex e Bedrocan), in passato regolarmente autorizzate dal Ministero in base al D.M. 11 febbraio 1997, e attualmente messe in dubbio dalla nuova legge;
- un impegno a fare quanto nelle prerogative del Ministro della Salute per rimuovere gli ostacoli e stimolare la ricerca su endocannabinoidi, cannabinoidi naturali e di sintesi.

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MessaggioInviato: Sab Set 30, 2006 2:33 pm    Oggetto:  
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Intorno alla marijuana si sono rincorsi sempre tanti miti. Un tempo si diceva portasse alla follia, mentre ora è facile sentire dire che induce dipendenza ed è una droga di passaggio verso quelle pesanti. Sebbene prive di un fondamento scientifico, queste convinzioni hanno contribuito nel corso dei secoli a rafforzare il clima proibizionistico nei confronti di questa sostanza, negando anche il suo valore terapeutico. Così ancora oggi schiere di malati in molti paesi devono combattere con gli impedimenti della legge per potersi procurare in modo legale la cannabis senza rischiare di essere arrestati. E l’Italia non è un’eccezione. Un paradosso, se si tiene conto della montagna di prove cliniche sull’utilità della canapa contro gli effetti della chemioterapia, per indurre l’appetito nei pazienti malati di Aids, nel lenire varie forme di dolore e anche in malattie come il glaucoma, l’epilessia, la sclerosi multipla. A rilanciare il dibattito sugli usi medici della cannabis sono gli esperti e i pazienti riuniti a Roma per il convegno “La canapa terapeutica: la scienza e la legge”, organizzato da Forum Droghe, alla presenza di un’ospite d’eccezione, Lester Grinspoon, psichiatra e medico della Harvard Medical School e tra i massimi studiosi dell’uso medico della marijuana. L’obiettivo dell’incontro è stato chiedere al governo di rivedere le norme relative all’utilizzo della canapa per scopi legati alla salute superando la legge Fini-Giovanardi sulle droghe.

Qualche passo in avanti è stato fatto in Italia. Alcune regioni si sono mosse per spingere il Parlamento a discutere le proposte nazionali per inserire nella farmacopea i derivati della canapa (dronabinol e nabilone), sulla scia della mozione approvata dal Lazio per agevolare le procedure di importazione della cannabis naturale, il farmaco Bedrocan, dall’Olanda e la sua distribuzione presso le strutture sanitarie. E ora, a livello nazionale, fa sperare la proposta dell’aprile scorso, firmata da 38 deputati, per l’abrogazione della legge Fini e la sperimentazione della canapa terapeutica.

La normativa attuale, infatti, fissando un’unica tabella che comprende tutte le sostanze, non fa alcuna differenza tra quelle pesanti e quelle leggere e non riconosce alla marijuana alcuna proprietà terapeutica. “La questione ha risvolti legati non solo alla salute, ma anche alla giustizia”, ha spiegato Franco Corleone, presidente di Forum Droghe. “La legge penalizza la detenzione di canapa al di sopra dei 500 milligrammi di Thc e prevede dai 6 a 20 anni di carcere. Oggi, dopo l’indulto, abbiamo 37 mila detenuti nelle carceri, un numero mai stato così basso. E’ un’occasione da non perdere ma che invece la legge sulle droghe rischia di vanificare”.

Come ha spiegato Lester Grinspoon, nonostante la mancanza di studi scientifici controllati e in doppio cieco, le evidenze cliniche dei benefici derivanti dall’utilizzo della canapa terapeutica sono troppe per essere ignorate e rendono obsolete le paure circa la tossicità di questa sostanza: nella revisione della letteratura scientifica operata da Grinspoon, non è emerso alcun caso di intossicazione o morte per overdose da cannabis. Il medico fa anche una distinzione tra i derivati sintetici prodotti dalle aziende farmaceutiche e la marijuana, difendendo la migliore efficacia terapeutica della seconda. In diversi casi, gli effetti terapeutici dei derivati sintetici rispetto all’assunzione di cannabis naturale sui malati oncologici si sono dimostrati di gran lunga minori. Mentre prendendo il farmaco, infatti, il paziente deve attendere un’ora e mezza prima di avere sollievo, la canapa fumata agisce più velocemente e il malato può essere responsabile da sé del dosaggio. E i rischi derivanti dal fumo? Secondo lo psichiatra i danni polmonari, peraltro minimi per chi assume la sostanza a scopo terapeutico, possono essere evitati attraverso l’uso dei vaporizzatori. Non solo. I farmaci disponibili sul mercato sono di gran lunga più costosi della marijuana, anche se illegale. Proprio per tutti questi motivi, denuncia Grinspoon, alle compagnie farmaceutiche fa comodo il regime di proibizione sulla marijuana, con la quale i loro farmaci non potrebbero mai competere ad armi pari. Solo liberando la pianta dal vincolo che ne strangola le potenzialità, ha concluso il medico di Harvard, si verrà davvero incontro alle esigenze dei pazienti.

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